Per ora lo posto qui, poi facciamo un'altra disc con i racconti dei partecipanti e il sondaggio per le votazioni. Spero vi piaccia

Racconto di Brakko_Janus per il Contest di Natale
- 24 Dicembre h 18:15 - Fronte Est della Grande Guerra
Oggi siamo andati in avanscoperta al confine sud, pare che da quelle parti sia tutto tranquillo. Per fortuna, dato che abbiamo lasciato solo un pugno di uomini di guardia. Siamo tutti molto stanchi e provati, ce lo si legge in faccia. La neve ricopre il terreno e i tetti, ma non ha l’aria luminosa e allegra che le ho sempre attribuito. Anche se il nostro corpo è qui, le nostre menti sono a casa con le nostre mogli e i nostri figli…stasera è la notte di Natale, probabilmente Sonia si starà preparando per la cena…come tutti gli anni andrà a casa dei suoi genitori, sua madre avrà preparato i suoi soliti manicaretti, la tavola imbandita, la casa addobbata, piena di luci, di colori, mio figlio che apre i regali trovando il trenino che desiderava tanto, e i soldatini…
“Boom!”, un’esplosione ci riporta alla cruda realtà, strappandoci ai nostri sogni.
“Enemies approaching!” urla il Capitano dalla squadra inglese, alloggiata nel prefabbricato di fianco al nostro. Il Capitano replica:
“Nemici in rapido avvicinamento dal fronte est!! Mitraglieri, mettete le Breda in posizione, contraerea, tenete d’occhio lo spazio aereo! Tutti gli altri con me, fucili alle mani!”. Il rumore della battaglia che infuria è assordante, i proiettili fischiano nell’aria ed era come se ognuno di quei piccoli oggetti mortiferi passi a un centimetro dalle mie orecchie, sussurrandomi
“Torna indietro finchè sei in tempo…sei morto ma ancora non lo sai, non rivedrai mai la tua famiglia!” Mi sento come paralizzato dalla paura. Non è la prima volta che mi trovo nel mezzo di una battaglia, ma stavolta c’è qualcosa di diverso…non riesco a distogliere il pensiero da cosa succederebbe alla mia famiglia se tornassi in patria dentro una bara, o ancora peggio non tornassi affatto…
“Con esso o sopra di esso” dicevano gli antichi greci…mentre ci lanciavamo con i paracaduti dall’aereo in volo lo pensavo anch’io, ma ora non ho più tutta quella certezza. Non è tempo di esitare, i nemici sono quasi riusciti a superare gli sbarramenti di detriti e rottami che abbiamo improvvisato appena arrivati sul posto come debole difesa.
“Avanti, difendiamo la postazione con la nostra stessa vita, facciamogli vedere come muore un vero soldato!!” No! Non voglio morire, ancora non è giunta la mia ora,
io voglio vivere! Impugno saldamente il mio fucile e, come preso da un raptus omicida, lo punto verso il nemico più vicino.
“Sbamm!”, colpito in pieno. Non indugio troppo sul cadavere inanguinato, e inizio a sparare quasi alla cieca contro gli attaccanti, uccidendone uno, poi un altro, poi…
“Aargh!” Un proiettile mi ha raggiunto il braccio destro, provocandomi un dolore lancinante che mi fa lasciar cadere a terra il fucile. Mi acquatto dietro i sacchi, cercando un posto sicuro nel quale tentare di curarmi. Estraggo da una tasca della divisa una benda con la quale fasciarmi l’arto ferito, riuscendo a fermare momentaneamente il sangue.
“Crepate, crepate tutti maledetti str…” Un mio compagno cade a terra, facendomi sobbalzare. In fin dei conti sono stato fortunato…mi faccio forza, impugno il fucile steso di fianco al cadavere e mi rimetto a sparare verso lo schieramento opposto. Vedo i loro corpi cadere ad uno ad uno, ormai sono in netta minoranza e stanno per soccombere. Ad un certo punto il silenzio. Li abbiamo respinti, ce l’abbiamo fatta!! Mi alzo, incamminandomi con circospezione sul campo di battaglia. I cadaveri si contano a decine e decine, ammassati a terra al di là della trincea. Una scena che mi fa salire i brividi su per la schiena…comprendo il significato di
“O loro o me”, qualcosa di più di un modo di dire…
- 2 Gennaio h 13:10 – casa De Angelis
”Mamma, mamma ho fame! Mangiamo?” “Si tesoro, fra un attimo sarà pronto. Ti ho preparato la bistecchina che ti piace tanto!”.
“Dlin Dlon!” Suonò il campanello.
“Chi sarà mai a quest’ora?”. Sonia si tolse il grembiule e i guanti da forno a andò ad aprire la porta. Si trovò davanti un uomo grande e grosso in divisa
“Signora De Angelis?” “S…si sono io” “Salve signora, sono il Colonnello Varenna, suo marito era nella mia Divisione Paracadutisti” “Ah si, ora ricordo, l’ho vista con mio marito quando sono andata a trovarlo in caserma. Ma mi dica, non sarà suceso qualcosa al mio Stefano?” Disse Sonia con il cuore in gola, incerta di voler sapere la risposta. Ci fu una pausa di alcuni secondi, i più lunghi della sua vita.
“No signora, anzi, le porto buone notizie. Suo marito tornerà a casa fra due giorni, potrà andarlo a prendere direttamente in aereoporto, ecco il suo pass”. A quelle parole la donna sentì come una vampata di calore salirle dallo stomaco fino in faccia, a stento si trattenè dall’abbracciare il Colonnello.
“Oh grazie, a Dio, grazie!! Finalmente potrò riabbracciarlo, sono ormai 4 mesi che è in guerra…” “Bene signora, ora devo andare il lavoro mi chiama. Le auguro un buon anno, e saluti suo marito da parte mia quando lo rivedrà. Deve esserne orgogliosa, è stato un buon soldato”. “Grazie signor Varenna, auguri anche a lei e alla sua famiglia”.
”Mamma, chi era?” Sonia aveva lo sguardo sognante
…”Un angelo tesoro mio, un angelo…” disse abbracciando il figlio.
- 4 Gennaio h 17:05 – Aereoporto Militare Mazzini
Sonia aspettava da almeno un ora, aveva preferito arrivare prima, non stava nella pelle. L’interfono annunciò l’imminente atterraggio dell’aereo, in arrivo sulla pista 2. La donna si alzò di scatto e si attacco al vetro della sala d’aspetto, aguzzando la vista per scorgere l’aereo di suo marito. Eccolo, sta giusto toccando il suolo. Dopo qualche minuto vide suo marito uscire dal braccio che collegava l’aereo all’aeroporto. Era cambiato, i suoi occhi avevano un velo scuro che prima non c’era, evidentemente la guerra l’aveva cambiato…
Mai avrebbe dimenticato quel Natale, le cicatrici che aveva lasciato non sarebbero mai guarite, come a monito di non dare nulla per scontato, l’amore, la felicità,
la vita.
Quando ero piccolo avevo paura del buio, poi sono cresciuto. Anche il buio.